Ci vuole un bel coraggio a mettersi lì seduti a far niente. La nostra vita è così piena e frenetica che stare lì seduti rimanendo presenti diventa un vero e proprio incontro con noi stessi.
Si inizia condividendo aspettative e paure che si possono provare riguardo alla Vipassana. È uno splendido momento che ci aiuta a capire che per tutti è lo stesso, sia che abbiamo fatto Vipassana molte volte o che la stiamo per fare per la prima volta.
La mente non riesce proprio a non avere aspettative: "proverò le stesse bellissime sensazioni dell’altra volta?" Oppure: "morirò di noia?"
Non si può sapere, e questa è proprio la sua bellezza.
Ed ecco che arriva il momento di indossare le spille con su scritto "silenzio", che toglieremo soltanto alla fine del ritiro.
Staremo seduti per sei sessioni di un’ora ciascuna che includeranno una camminata in meditazione sulla terrazza da dove, benché in Vipassana si vada dentro di noi, è impossibile non ammirare le montagne ispiratrici.
Io sono disponibile per coloro che desiderano incontrarmi a quattrocchi e, interrompendo il silenzio, fare domande riguardo alla meditazione oppure condividere ciò che sta accadendo dentro di loro.
Niente di serio, giusto due chiacchiere spirituali!
Qui il silenzio è assoluto, si sente solo il canto degli uccellini e delle cicale, un cane che abbaia, di tanto in tanto il suono di alcune voci in fondo alla valle. C’è un tale silenzio qui, che, verso l’ora di pranzo si sentono brontolare le pance che aspettano l’ottimo cibo vegetariano.
Ogni mattina, alle otto, il suono della meditazione Dinamica di Osho si sente riecheggiare nella valle. La nostra Vipassana è sostenuta dalla Dinamica, la Kundalini e l’Incontro Serale.
Durante il giorno osserviamo i nostri sogni e i nostri desideri, e anche i nostri momenti di silenzio; ascoltiamo il respiro e poi suona la campana; camminiamo sotto i pini maestosi e di nuovo sentiamo il suono della campana; ci andiamo a sedere, sentendoci al sicuro nella struttura di questa meditazione, e poi, ecco l’ultima campana… e arriva il momento di tornare a casa.
Abbracci e saluti, e torniamo a casa sentendoci avvolti da un silenzio rilassatissimo. E portiamo con noi la capacità di riviverlo anche nella nostra vita quotidiana.
Io noto che le persone che sono state sedute in Vipassana acquistano una certa integrità, una certa fiducia in se stesse.
Osho dice che la Vipassana è una meditazione per la piazza del mercato: non è necessario diventare monaci o monache e rinunciare al mondo se portiamo la qualità della meditazione con noi, anche nella piazza del mercato.
Un volta qualcuno ha detto a Osho che aveva paura di perdere la meditazione se fosse andato in mezzo alla gente e all’attività del mondo. Lui ha risposto che non doveva creare conflitto né dualità:
"Perdersi fa parte del ritmo. Più ti sei allontanato, più profondamente tornerai a te stesso. Lo spazio sarà ancor più vuoto, ancora più profondo, dopo che te ne sei allontanato per un pò.
Quindi, vai più lontano che puoi, così poi ti sarà ancora più facile entrare dentro di te.
Questa è una delle cose più importanti che desidero trasmettere.
Le religioni hanno sempre creato un sacco di problemi dicendo che se vai troppo verso l’esterno diventi incapace di andare verso l’interno, potresti perderti.
Così ci si spaventa e si cominciano a evitare gli altri, le relazioni; si inizia a condannare tutto ciò che è estroverso, mondano, relativo a questo mondo e ci si relega nel proprio mondo interiore.
Si può rimanere lì rinchiusi, ma lo spazio interiore rimane molto superficiale perché è necessario che il pendolo ondeggi da entrambe le parti."